Redditi in calo per il Covid, ma solo temporaneamente: confermato l’aumento dell’assegno divorzile.
La Corte di Cassazione ha confermato l’aumento dell’assegno divorzile stabilito dalla Corte d’appello, portato da 600 a 800 euro al mese in favore dell’ex moglie, dichiarando inammissibile il ricorso dell’ex marito.
Nel caso concreto, il diritto della donna a ricevere l’assegno non era più in discussione: il punto controverso riguardava solo l’importo. In primo grado era stato fissato a 600 euro mensili; successivamente, la donna aveva chiesto alla Corte d’appello di aumentarlo fino a 1.600 euro, ottenendo però solo un incremento parziale a 800 euro.
Per stabilire la cifra, i giudici hanno dato grande importanza al ruolo svolto dalla moglie durante il matrimonio: dedicandosi alla casa e al figlio, ha consentito alla famiglia di risparmiare molte spese. Questo contributo, anche se non diretto in termini di reddito, ha comunque un valore economico e giustifica l’assegno in funzione compensativa.
È stato inoltre considerato il divario economico tra i due ex coniugi: l’uomo ha un reddito più alto, vive in una casa di proprietà e non deve più mantenere il figlio, mentre la donna guadagna circa 100 euro al mese e paga un affitto di 500 euro.
L’ex marito aveva sostenuto che i suoi redditi erano diminuiti durante la pandemia, passando da circa 2.200 a 1.500 euro al mese. Tuttavia, i giudici hanno ritenuto che questa riduzione fosse solo temporanea, legata all’emergenza Covid, e che fosse ragionevole prevedere un aumento delle entrate una volta superata la crisi.
La Cassazione ha confermato questo ragionamento, precisando che la valutazione delle condizioni economiche e delle prove spetta ai giudici dei precedenti gradi di giudizio. Per questo motivo, non è possibile rimettere in discussione tali valutazioni davanti alla Cassazione, se sono motivate in modo logico e coerente.
Di conseguenza, resta confermato l’assegno divorzile di 800 euro mensili, ritenuto adeguato rispetto alla situazione economica delle parti e al contributo dato dalla moglie durante il matrimonio.
Cass. Civ., Sez. I, Ordinanza n. 31087 del 27.11.2025
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